Il rapimento dei minori per mano del padre, Tomás Gimeno, ha sconvolto l’intero Paese in quello che è stato un caso di violenza senza pari

Questo mercoledì, 27 aprile, ricorre un anno dal rapimento delle figlie Anna e Olivia da parte del padre, Tomás Gimeno . Chi non si ricorda questo episodio che ha tenuto con il fiato sospeso chiunque, tutti con la speranza che quest’uomo le avesse rapite e fosse fuggito chissa’ dove, per poterle un giorno ritrovare. Invece l’epilogo fu dei piu’ strazianti, e quello che nessuno si aspettava. Il giudice che si incarico’ della storia ritiene che Gimeno abbia voluto far soffrire la madre nel modo più crudele, utilizzando per questo le figlie, attraverso una violenza vicaria, cioe’ una violenza messa in atto dal padre allo scopo di colpire la mamma .

Il processo giudiziario è stato archiviato provvisoriamente dopo aver individuato il corpo di una delle bimbe. I corpi del più giovane e del padre Antonio Tomás Gimeno non furono mai piu’ ritrovati dopo un’ardua ricerca lungo la costa della capitale di Tenerife, che si estendeva fino alla costa del comune di Güímar.

Non ha restituito le sue figlie

Il fatto ebbe inizio il  27 aprile 2021, quando Tomás Antonio Gimeno avrebbe dovuto restituire le sue figlie dopo una visita. Fu allora che invece informo’ la sua ex compagna e madre delle ragazze che non le avrebbe mai piu’ viste. Da allora la Guardia Civile dette l’avvio alle ricerche delle piccole, considerando che stavano affrontando un caso di scomparsa ad alto rischio .

L’indagine si concentro’ sulla Marina di Santa Cruz de Tenerife dove l’uomo venne avvistato  per l’ultima volta nell’atto di caricare alcune borse sportive sulla sua barca, una barca che venne in seguito ritrovata alla deriva senza occupanti . Il 29 aprile appari’ in mare un seggiolino per bambini.

Due giorni dopo il lavoro di rintracciamento furono effettuate le perquisizioni a casa di Gimeno e  dopo aver esaminato la barca recuperata, all’interno venne scoperto del sangue e per tutto il mese di maggio si lavoro’ alla ricerca di nuovi indizi nelle vicinanze di Güímar dove era apparsa la barca.

Nel frattempo la madre inizio’ a postare video delle ragazze e la ricerca lungo la costa raddoppio’. La famiglia mantenne la speranza che si trattasse di un rapimento del padre, tutti lo sperammo.

L’arrivo di Angeles Alvariño

Il 30 maggio, la nave di Angeles Alvarino , dotata di sonar e di un robot sottomarino, arrivo’ in soccorso al fine di rilevare, con i propri mezzi all’avanguardia, qualche traccia che potesse dare tracce definitive di questa scomparsa terribile. Inizio’ la ricerca del fondo del mare. La tecnologia della nave permise di esplorare i fondali marini a una profondità di 2.000 metri .

Il 1 giugno invece, il tribunale emise un mandato di perquisizione internazionale per Tomás Gimeno e le sue figlie scomparse a Tenerife. Sette giorni dopo vennero rinvenuti una bombola di ossigeno e un copripiumino nella zona in cui fu trovata la barca e il 10 giugno, nella piu’ completa disperazione della madre, dei parenti e di tutta la gente comune, il corpo di una delle minori venne ritrovato nei fondali marini, a circa 1000 metri di profondita’, chiuso all’interno di una borsa sportiva legata all’ancora della barca del padre.

Fascicolo provvisorio

Lo scorso marzo, il Tribunale per la Violenza sulle Donne Numero 2 di Santa Cruz de Tenerife archivio’ il caso in via provvisoria, fino a quando non sarà ritrovato il corpo del presunto assassino, suo padre. Si ritiene che Gimeno sia stato l’autore delle vicende con assoluta certezza ed è escluso l’intervento di terzi. Il suo corpo e quello della sorellina non fu mai ritrovato. Se ne parlo’ a lungo. Un atto che fece sentire ognuno di noi vicino a questa famiglia, a questa madre, privata delle sue creature per la follia di un uomo. Una preghiera la rivolgiamo a tutti loro, perche’ riescano a convivere con una tragedia simile, e con l’assenza delle loro creature innocenti.