L’unica cosa che la pandemia non ha fermato, pur avendo bloccato in casa migliaia e migliaia di persone , fermato le aziende e l’arrivo dei voli, sono state le occupazioni abitative abusive che sono cresciute del 5% nella prima metà dell’anno, nonostante appunto i tre mesi di reclusione dovuti alla pandemia di coronavirus.

Sono cinque le comunità autonome che hanno registrato aumenti in questo primo semestre, con la Galizia che fa da capofila, con un aumento del 33,9%, davanti a Murcia (19,7%), Canarias (14,7%), Comunidad Valenciana (14,1%) e Catalogna (13,2%). Andalusia, con 1.183; Madrid, con 657; e la Comunidad Valenciana, con 566, sono le successive in cima alla lista della maggior parte delle occupazioni.

In termini assoluti, è stata la Catalogna a concentrare il numero più alto con 3.611, che rappresenta più della metà del dato nazionale totale. Di questi, 2.644 sono stati prodotti nella provincia di Barcellona (circa 200 in più rispetto a un anno prima).

A causa di questo problema, l’ufficio del procuratore generale ha emesso una ordinanza a metà del mese scorso per accelerare gli sgomberi degli abusivi in caso di violazione di domicilio e usurpazione.

L’ordinanza chiarisce la distinzione tra “violazione di domicilio” e “usurpazione”. Il primo reato si commette nel caso in cui il raid prende di mira la casa dove il proprietario vive, mentre l’usurpazione si riferisce a immobili e case che non costituiscono l’abitazione di nessuno, che sono disabitate e vuote.

In merito è intervenuto anche il Ministero dell’Interno che ha pubblicato un’istruzione per migliorare i protocolli di azione delle forze di sicurezza in caso di sgomberi immediati a fronte di occupazioni flagranti e sfratti precauzionali nel resto delle invasioni di abitazioni.