Alberghi chiusi, viali senza traffico, spiaggia dove fanno bella mostra centinaia di gabbiani che si sono ripresi il territorio, terrazze semivuote e negozi che offrono sconti fino al 50% sono alcune delle immagini scioccanti della crisi nelle principali zone turistiche; la fotografia di un disastro annunciato.

Sembra lontano anni luce il colpo provocato dal fallimento del tour operator britannico Thomas Cook, che aveva liquidato gran parte delle aspettative degli albergatori lo scorso inverno. Allora era sembrata la peggiore notizia possibile per un arcipelago abituato a ricevere più di 15 milioni di turisti all’anno.  Ora ” col senno di poi” quella disavventura ha rappresentato solo un temporale estivo al confronto dell’uragano che sta investendo l’Arcipelago

Oggi, a un anno da allora , il palcoscenico ci conferma tutto questo. Quasi l’80% delle strutture alberghiere sono chiuse nelle Isole Canarie e quelle aperte funzionano al 20%. Una realtà che sta trascinando nel baratro una miriade di piccole imprese che costituiscono il settore turistico.

Ormai tutti gli allarmi sono scattati al Sud. Basta girare per le sue principali zone turistiche per contemplare l’immagine dell’ecatombe economica. La maggior parte degli hotel sono chiusi, altri sono semivuoti, strade centrali dove il parcheggio è facilmente disponibile, le fermate dei taxi non più prese d’assalto, le passeggiate con pochi turisti e le spiagge con pochissimi bagnanti. Questo è il paesaggio offerto da Los Cristianos e Playa de Las Américas.

Le terrazze attendono la resurrezione turistica per ritrovare la loro vitalità. JCM

La drastica perdita del turismo è stato un duro colpo per queste località frequentate in maggioranza, da clientela straniera, fino al 90%. I consumatori locali e “alcuni pensionati belgi, tedeschi e inglesi che hanno qui i loro appartamenti e che timidamente iniziano a farsi vedere”, sono la “flebo di acqua e zucchero” che concede un filo di vita alle attività dei piccoli commercianti.

E’ un’immagine scoraggiante. Tutti gli imprenditori accusano perdite  del 60/70 %, e molti temono di non essere in grado di reggere sino alla fine dell’anno se le cose non dovessero cambiare in breve tempo. Auguriamoci che questo accada.

Danila Rocca