Un’altra svolta nel nuovo sistema contributivo dei lavoratori autonomi che il Governo sta negoziando con gli enti sociali. Il ministro della Previdenza sociale, José Luis Escrivá, si è mosso ancora per cercare di chiudere un accordo che da settimane sembrava essere ormai sul filo di lana per essere sottoscritto, ma ha ceduto nuovamente alle pressioni per abbassare ulteriormente le quote per chi meno “guadagna” soddisfacendo così sia i sindacati che i lavoratori.

Pertanto, il nuovo regime contributivo basato sul reddito reale avrà quote che andranno da 230 euro a 530 euro nel 2023, per essere gradualmente modificate nel biennio successivo fino a raggiungere nel 2025 una forcella compresa tra 200 euro e 590 euro. Questo è l’ultimo testo che ieri pomeriggio il ministero ha inviato alle parti sociali.

Nel dettaglio, per il prossimo anno Escrivá ha ridotto di 15 euro che porterà a 230 euro la quota per chi ha un reddito netto pari o inferiore a 670 euro al mese, a 275 euro per chi guadagna tra 900 e 1.125 euro. Per il 2024 gli autonomi si vedranno abbassare ancora di più la quota delle prime tre sezioni, cioè per chi entra nel salario minimo o meno, e le lascia a 225 euro -la più bassa-, 250 euro e 267 euro.

Per arrivare nel 2025 dove ci sarà un’altra riduzione per le tre fasce di reddito più basse, che comprendono circa 1,9 milioni di lavoratori autonomi, le cui quote verranno ridotte a 200 euro, 240 euro e 260 euro. In questo modo il risparmio annuo per chi paga il canone più basso del sistema sarà di 1.127 euro.

Con questa manovra, Escrivá accoglie la richiesta dei sindacati, in particolare del CC OO, l’organizzazione più critica nei confronti dello schema proposto, che ha sempre rifiutato di firmare l’accordo, di beneficiare chi ha meno risorse, e senza contropartita, in quanto non si toccheranno le quote di chi guadagna di più , poiché ATA non tollererebbe ulteriori aumenti.