ll presidente del Cabildo de Tenerife, il socialista Pedro Martín, si è scagliato ieri contro il Governo Centrale incolpandolo “di venire meno” alle promesse fatte per arginare la crisi migratoria che sta colpendo l’arcipelago. Per il Presidente sapere che l’Esecutivo Statale è preoccupato della situazione “non basta affatto” affermando che per le isole ” siamo costretti ad essere più energici ed esigenti “, per pretendere gli aiuti per una situazione per noi insostenibile.

Martín ha confermato la preoccupazione per la gravità della questione, dal momento che le coste sia di Tenerife che di altre isole dell’Arcipelago hanno subito l’arrivo di barche praticamente ogni giorno per settimane, cariche di clandestini, a cui devono rispondere le amministrazioni delle Canarie.

E’ un problema non nuovo, ma che negli ultimi tempi si è aggravato, e se mentre prima “si pensava di distribuire queste persone in altre parti d’Europa, perché le Canarie non avevano la capacità di cercare alternative definitive, ora questa possibilità è stata chiusa”.

Al momento le uniche soluzioni sul tavolo sono “rendere i confini meno permeabili e contribuire con denaro nei paesi africani per evitare che i migranti arrivino sulle nostre isole”. E’ come cercare di svuotare il mare con un cucchiaino, in un momento in cui la pressione migratoria marittima è in aumento . Per Martín questo “non è solo un problema per le Isole Canarie, ma lo è anche per la Spagna e l’Europa”, poiché l’arcipelago è “la porta dell’Europa”.