Me lo ricordo bene io il primo di aprile di quando ero bambina. Alle elementari studiavo alle Orsoline, che bei tempi, quanto studio e quante risate, e quanti insegnamenti di vita che mi hanno accompagnato fino a qui. E quel pesce di carta sulla schiena appiccicato da qualche compagna di classe il primo aprile “Ma chi e’ stata, se la becco glielo dico, ma come proprio a me”, eh si perche’ un poco ci si sentiva tradite quando ci si accorgeva dei sorrisini delle altre che sapevano cosa fosse appeso sulle nostre spalle. E poi, e poi, ne vogliamo parlare degli scherzi ai quali si soccombeva, ci cascavamo come pere cotte, tutte ma proprio tutte o quasi, le piu’ maliziose e furbette forse no, perche’ gia’ da allora c’era chi era diffidente e gia’ da casa partiva preparata, mentre chi come me, forse per presunzione ma piu’ per ingenuita’, nella cartella la sera prima aveva riposto quei pesciolini prima disegnati e poi ritagliati con tanta cura, e pronti per l’uso dell’indomani, avrebbe accettato a malincuore lo scherzo, e l’avrebbe fatto piu’ per dovere che per divertimento.

La storia comunque si ripetera’ all’infinito. E se non sara’ il primo di aprile che riceveremo scherzi o inganni, sara’ comunque quel giorno in cui non ce lo aspettavamo ma infondo infondo lo sapevamo che non ci e’ concesso di  rimanere immuni dall’altrui beffa, quella che sta li, ci aspetta, pronta a ricordarci che nella vita, potra’ essere il Primo di Aprile sempre.

Succedera’ che proprio da una sorella o un fratello, o un altro familiare, un voltafaccia, uno sgarbo, una profonda ferita ci faccia curvare la schiena perche’ il peso ci sembrera’ troppo grosso. Oppure sara’ un amico, o piu’ di uno, di quelli che abbiamo avuto l’imprudenza di definire tali, a deluderci tanto che ritorneremo con quel grembiule addosso per un istante, con quel faccino deluso, con quel pensiero “Ma come, proprio a me”. Oppure saranno i conti che non tornano, i progetti che dovremo fare e rifare, le occasioni perdute e trascurate, a farci tornare a quel pesce d’aprile che infondo qualcosa poteva pur insegnarci, e non l’ha fatto.

Gira e rigira sara’ il percorso che faremo a collocarci tra quelli che quel pesciolino di allora, di quel primo aprile, lo posavano scaltri, o tra chi se lo ritrovavano senza rendersene conto, e se riderci sopra e prenderla alla leggera o piangerci sopra, dipendera’ sempre da noi.

Che meraviglia sarebbe poter tornare bambini. E per me, tra quei soffitti alti della mia classe, di quelle mura antiche, mentre fuori le piante di quel grande giardino delle suore cominciavano a fiorire, per poi quei fiori diventare foglie, imparare a camminare con la maestra che mi dice cosa devo fare. Con Suor Elena che quando esce dalla classe per qualcosa mi chiama alla cattedra e mi dice “Danila, intanto che son fuori, leggi per le compagne” ed io orgogliosa e impettita leggo, e faccio fare silenzio, anche se bene o male tutte mi ascoltano, perche’ leggo bene, come una piu’ grande. E capire gia’ da quei momenti che il percorso sara’ tutta una regola, tutto un imparare, ma se saremo in grado di spenderlo bene, di guadagnarcela questa vita in modo attento e scrupoloso, pochi pesci d’aprile arriveranno. E quando anche fosse, li strapperemo dal “grembiule” con un sorriso, eh dai che ci eravamo preparati, lo sapevamo che tutto insegna, e in ogni lato c’e’ il modo di rimediare, anche scherzandoci sopra, anche dopo le delusioni, le prese in giro. Forti come rocce. Come quando da bambini facevamo finta che non ce ne fregava niente.

Danila Rocca