Mancava solo questo. E’ stato Identificato in Italia il primo caso di vaiolo delle scimmie all’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. L’istituto ha annunciato che il paziente è «un giovane ritornato da un soggiorno alle isole Canarie  che si era presentato al Pronto soccorso dell’Umberto I». Contemporaneamente, sono in fase di accertamento altri due casi sospetti. Il virus è già stato isolato già in precedenza in Regno Unito, Spagna e Portogallo. I contagi registrati in Europa al momento sono una ventina. L’Organizzazione mondiale della sanità per il momento«non raccomanda alcuna restrizione per i viaggi e gli scambi commerciali sulla base delle informazioni disponibili in questo momento».

Identificato con il sequenziamento genico

I medici dello Spallanzani hanno spiegato le modalità con cui hanno effettuato la diagnosi: «Il quadro clinico è risultato caratteristico e il “Monkeypox virus” è stato rapidamente identificato con tecniche molecolari e di sequenziamento genico dai campioni delle lesioni cutanee. La persona è in isolamento in discrete condizioni generali, sono in corso le indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti».

Tutto questo è bastato per riportare alla ribalta della cronaca alcuni virologi che la guerra aveva messo “al buio”. Dal ministro della Salute Roberto Speranza che si è subito mosso informando che «È stata avviata l’indagine epidemiologica sul primo caso di vaiolo da scimmie in Italia. Sono stati messi a disposizione i nostri migliori professionisti, i cosiddetti cacciatori di virus, che stanno ricostruendo tutto l’albero dei contatti.

A Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che ha commentato: «Ora è un problema europeo e globale, dobbiamo fare molto bene il tracciamento e far sì che si fermi il focolaio»  A Fabrizio Pregliasco che ha dichiarato: «Ovviamente è qualcosa che ci preoccupa. Al momento però è necessario solo procedere correttamente con segnalazioni tempestive e un’attenzione specifica nei laboratori».

Finisce la carrellata di questi ripescati  Andrea Crisanti, che chiosa: «La cosa buona è che non è un virus con una elevatissima infettività per l’uomo». Infine per quanto riguarda il vaccino, contro il vaiolo umano, «nessuno ne ha mai misurato la protezione residua oggi, anche perché le ultime vaccinazioni risalgono a oltre 40 anni fa»- Bene rimiamo in attesa della “ripresa” dei passaggi televisivi che i tre personaggi ci gratificheranno