La Cassazione apre per la prima volta le porte all’utilizzo del passaporto covid con il quale si vuole impedire ai non vaccinati di accedere ai luoghi pubblici, come è stato fatto in gran parte d’Europa. L’Alta Corte, accogliendo l’appello della Xunta de Galicia, con questa sentenza, che potrebbe avere un significato enorme in tutto il territorio nazionale, ha autorizzato l’obbligo di esigere questo salvacondotto per entrare in determinati esercizi di svago e di ristorazione della comunità autonoma della Galizia, presieduta da Núñez Feijóo, fermo restando che si tratta di una misura “idonea, necessaria e proporzionata” per evitare il contagio.

La sentenza di ieri è sorprendente perché fino ad ora la stessa Corte Suprema si era rifiutata di avallare l’obbligo del passaporto come salvacondotto per entrare in bar, ristoranti, pub o discoteche. Infatti, lo scorso agosto questa stessa corte aveva respinto l’intenzione della Junta de Andalucía di fare un uso simile nel settore alberghiero a quello della Galizia. Tuttavia i magistrati, nella sentenza di questo martedì, sostengono che il caso è diverso perché l’esecutivo di Juanma Moreno non ha giustificato la necessità del provvedimento che era stato esteso all’intero territorio andaluso in modo “generale, applicabile al intera popolazione e comuni indipendentemente dal tasso di incidenza e non legati allo stato di salute e all’evoluzione”.

Come in Galizia e Andalusia, la Corte Suprema di altre comunità,  leggi Isole Canarie, Cantabria aveva finito per ribaltare l’uso del certificato di vaccinazione come filtro. Di fronte a questa situazione, la maggior parte delle comunità quest’estate aveva rinunciato a richiederlo, tenendo conto che la Cassazione aveva anche demolito la pretesa di utilizzare il cosiddetto ‘pass verde’ per porre il veto al passaggio ai centri sportivi , richiesto dalle regioni autonome delle Isole Canarie, dell’Andalusia, della Cantabria e della Galizia.

Ma ora la Quarta Sezione della Camera contenziosa-amministrativa, con un colpo di scena inaspettato, revoca la decisione del Superiore di Galizia di vietare l’obbligo del passaporto, e decide che il “beneficio” che tale controllo fornisce “per quanto riguarda la significativa riduzione del contagi, è molto superiore al sacrificio che comporta l’obbligo di presentare la documentazione per l’accesso ai locali. Insomma, “non si intravede nessuna misura più adeguata a tutelare la vita e la salute dei cittadini, in questo tipo di locali”.

Uguaglianza, privacy e dati

In sostanza, la sentenza smentisce i tre argomenti centrali sinora mossi dai tribunali superiori contro l’utilizzo di questo salvacondotto nel settore alberghiero: la violazione dei diritti all’uguaglianza, alla privacy e alla protezione dei dati. Riguardo al primo, la Cassazione decide che la richiesta di questa carta alle porte del bar non produce discriminazione tra chi è vaccinato e chi non lo è. “Ricordiamo che, come spiegano le motivazioni, il passaporto covid non rappresenta l’unica possibilità per poter accedere ai locali interni, infatti chi non voglia dimostrare di essere stato vaccinato o meno, tenuto conto che la vaccinazione non è obbligatoria, possa presentare il risultato del test PDIA o del test antigenico, e naturalmente il certificato di guarigione del Covid-19»

La Camera respinge inoltre l’accusa che la richiesta del passaporto Covid violi il diritto alla privacy e assicura che la prevalenza di tale diritto non possa essere fatta valere sul diritto alla vita e alla tutela della salute pubblica. “E’ vero che si tratta di informazioni mediche, ma i connotati imposti dalla situazione pandemica, la massificazione della vaccinazione e la solidarietà che la protezione e l’aiuto comportano tra tutti, svalutano in questo caso il diritto della privacy”, sottolineano i magistrati.

Parimenti, il giudice esclude la violazione del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali con la richietsa del documento necessario per entrare all’interno di un determinato stabilimento, «è solo la mera esibizione del documento, che sia passaporto covid, certificato del test PDIA o Antigenico o di guarigione dal Covid. Senza, ovviamente, che ci sia la la possibilità di raccogliere i dati di coloro che frequentano tali locali,  a maggior ragione elaborato un archivio, ne effettuare un trattamento informatico al riguardo”.

“Svenire”

Con queste argomentazioni, la Corte conclude che la violazione dei diritti fondamentali da parte dell’obbligo della ‘carta verde’ è “tenue” e insiste quindi che il provvedimento è “necessario, idoneo e proporzionato” per raggiungere il fine perseguito. Difende la sentenza secondo cui l’esibizione della documentazione in tali stabilimenti è indispensabile per le caratteristiche di questi luoghi di svago in cui, a differenza di altri stabilimenti aperti al pubblico, «non consentono l’uso costante e permanente della mascherina, che deve necessariamente tolta  per mangiare e bere, come allo stesso modo è difficile mantenere una distanza di sicurezza, ed evitare conversazioni molte volete con toni pacati che la convivialità della tavola censura.

In ogni caso, i magistrati riconoscono che la richiesta di passaporto deve essere soggetta ad autorizzazione o ratifica giudiziaria poiché può ledere i diritti fondamentali all’uguaglianza, alla privacy e alla protezione dei dati della persona. Ma sostiene che tale limitazione è necessaria per consentire la loro “pacifica convivenza con altri diritti fondamentali e con beni costituzionalmente tutelati che si traducono, in questo caso, in una forte presenza del diritto alla vita e all’integrità fisica, e alla difesa e tutela della salute dei cittadini”.