L’alpinista di Tenerife Anto Perez è stato capace di raggiungere la quarta vetta più alta del pianeta per completare la sua sfida ed in questo modo di rendere visibile il lavoro del collettivo Pichón Trail Project nella sua lotta per aiutare a combattere la sclerosi multipla.

L’atleta di Tenerife e’ cosi il primo canario che ha raggiunto la vetta della quarta montagna più alta del mondo e ha vinto la sua sfida come “ambasciatore” del Pichón Trail Project.

Il primo tentativo e’ risultato fallimentare a causa del forte vento e del freddo -“che mi ha fatto temere per le dita delle mani e dei piedi”-, ma poi l’atleta di Tenerife ci ha riprovato “questa volta con ossigeno supplementare”, per avere “più opzioni per raggiungere la vetta”, come ha spiegato dal campo base.
Anto Pérez ha raggiunto la sua meta in compagnia di Kaljang Sherpa il 16 maggio alle ore 9,10 del mattino, una vetta “dove potevano stare solo due persone”, a cui si accede da un ultimo tratto di 15 metri di parete rocciosa. Poi è tornato a Luckla per iniziare ad assimilare il traguardo della “sfida più forte e dura di tutta la mia vita di alpinista”.

ANTO PÉREZ: “LA VITA A 7.500 METRI È MOLTO DIFFICILE DA SPIEGARE”

Davvero difficile poter immaginare cosa si provi a raggiungere una altezza di 7.500 “e’ molto più difficile da spiegare”. “La salita potrebbe essere divisa in due parti, in due tentativi. Mi sono riposato un giorno al campo due, poi sono salito al terzo e da lì ho provato la vetta, ma il vento era molto forte e le temperature a meno 15 gradi rendevano il vento ghiacciato, per cui ho deciso di ritirarmi , penso che fosse impossibile salire in quelle condizioni”, ha confessato Anto Pérez, che si è preso una giornata di riflessione.

Mentre si era quasi rassegnato a desistere, dopo poche ore ha trovato un’alternativa, salire con l’ossigeno, “come fa il 99% delle persone che salgono qui”. La fatica accumulata non gli permetteva di più. “Lavoro da molti mesi in questo periodo e mi sono visto in quella situazione drammatica, ho passato ore di agonia. Ero convinto che tanto lavoro e tante ore dedicate a questo progetto meritassero un nuovo tentativo”, che sarebbe stato fruttuoso.

E cosi gloriosamente e’ stato.