A Tenerife esistono 200 punti di scarichi in mare, e 136 di questi non possono vantare autorizzazioni di alcun genere. In luoghi come la capitale Santa Cruz se ne contano cinque, altri ad Arico, Candelaria, Granadilla, Garachico o Puerto de la Cruz, inseriti nel censimento del discarico del Governo delle Canarie del 2017.

L’impatto sulla salute umana di questi scarichi di acque reflue domestiche altamente inquinanti è al centro della richiesta che l’Associazione delle Imprese dei Consulenti Ambientali delle Canarie ha rivolto al Parlamento delle Isole Canarie al fine di istituire una commissione per studiare e analizzare la situazione. “Si richiede inoltre che le conclusioni di detta commissione siano trasferite all’autorità giudiziaria competente, per l’eventuale richiesta di responsabilità.”

L’Ufficio di presidenza del Parlamento, ha riportato che l’istanza è stata ammessa al trattamento, di conseguenza già stata trasmessa alla Commissione Statuto dei membri della Camera e Richieste di studio.

Nella sua lettera, l’associazione sottolinea che “l’inquinamento delle spiagge balneabili dovuto a questi scarichi illegali nell’ambiente marino, attraverso collettori e scarichi non autorizzati, può causare diverse malattie nella popolazione per la diffusione di virus e batteri dalle acque reflue, che rappresentano un grave danno per la salute, per l’equilibrio dei sistemi naturali, oltre ad essere gravemente dannoso per il nostro aspetto sociale ed economico.”

Ed è proprio questo aspetto, l’influenza sulla salute umana, che ha spinto la richiesta del gruppo professionale, presieduto da Juan Rumeu,  che si e’ espresso cosi “Non siamo una tipica associazione ambientalista, siamo un’associazione di professionisti , senza fini di lucro, ma tutti professionisti nella consulenza ambientale, in cui sono presenti ingegneri, medici, farmacisti o laboratori con più di 30 anni di esperienza in tutto ciò che riguarda il ciclo integrale dell’acqua, professionisti con informazioni reali su tutto quello che sta accadendo sulla costa, e quello che ci preoccupa davvero non è tanto la questione ambientale, ma la salute pubblica, perché tutti questi scarichi stanno contaminando le spiagge, gli spazi dove le persone si bagnano”.

Rumeu aggiunge che “non si sa con certezza cosa stiano causando questa situazione dal momento che non esiste un censimento delle patologie che possono causare nelle persone. Si sa cosa producono i batteri, ma non in che misura stiano colpendo chi fa il bagno in questi punti contaminati, proprio per questo chiediamo alla commissione, di studiare e valutare le conseguenze di questi scarichi per la salute.”

Il presidente dei consulenti ambientali si lamenta della leggerezza con cui, a suo avviso, la materia viene affrontata dalle pubbliche amministrazioni. “Trattano E. coli (batteri fecali) come se fossero tutti uguali e ce ne sono molti tipi; c’è E. coli che puo’ dare seri problemi ad un bambino, oppure che ad una persona debole provoca seri problemi di salute, ma non solo E. coli, ma anche enterococchi o virus presenti in queste acque reflue, perché tutto cio’ può causare malattie.

Rumeu racconta che ” basta andare sulle spiagge, in posti come El Médano o Puerto de la Cruz, e ascoltare le persone raccontare cosa sta succedendo loro”. “Ma al di là di questo, quello su cui ci basiamo per fare la richiesta è che questi scarichi non autorizzati siano definiti anche come provenienti da acque reflue domestiche. Quindi, quello che chiediamo è di stabilire una serie di controlli”. Insiste sul fatto che «è chiaro che gli scarichi causano malattie, quindi sarà necessario sapere perché sono ammessi quando non sono autorizzati. E, in secondo luogo, cosa si sta facendo per controllare tutto questo?”

Il presidente dei consulenti ambientali dubita anche che il sistema dei grandi impianti di depurazione regionali difeso dal Cabildo sia efficace in un territorio come le Isole Canarie. “Parlano dei grandi impianti di depurazione come se fossero la grande soluzione, quando la verità è che sono inutili, perché non hanno portata, poiché ciò che non c’è nei centri abitati, da dove verrebbe l’acqua da trattare, sono reti igienico-sanitarie.”.

Rumeu fa l’esempio dell’impianto di trattamento della valle di Güímar di recente apertura, “che è finito, ma non può funzionare perché non ha flusso, poiché non ci sono abbastanza reti igienico-sanitarie ad Arafo, Candelaria o Güímar, cioè le reti che dovrebbero alimentare una parte di quell’impianto di depurazione”.

“E quello che mi chiedo è perché in questi paesi non sono state realizzate le reti igienico-sanitarie prima d’ora – prosegue – e, inoltre, a ciascuna è stato fornito un impianto di depurazione. Non capisco perché debbano essere impianti di macrotrattamento, quando si tratta di un’orografia molto dispersa”.

Una contaminazione che non riguarda solo la costa, perché, ricorda Rumeu, negli interni l’assenza di questa rete fognaria porta allo scarico delle acque reflue in pozzi neri, che possono finire per raggiungere le falde acquifere.

Questo professionista della consulenza difende che si tratta di una battaglia che “deve essere condotta, anche perché, quando arriverà la legge sanitaria delle Canarie, sarà necessario stabilire controlli e un censimento di tutti coloro che, trovandosi su una spiaggia, si sono magari poi recati al pronto soccorso con una foto di diarrea, vomito e febbre, e si sa il perché.

 

RESPONSABILITÀ PER SCARICO ILLEGALE A TENERIFE

Rumeu conclude sottolineando che “non so quale sarà la fine della nostra richiesta, ma abbiamo creduto che fosse un nostro obbligo. Non andiamo contro nessuno, ognuno ha già i suoi problemi, ogni consigliere dovrà giustificare perché non ha fatto delle cose se qualcuno ha sporto denuncia, e che a tempo debito saranno i vicini che dovranno citare in giudizio il loro consiglio perché questo tutta la situazione appare sulle spiagge”.

“E se c’è qualcuno che può provare di essersi ammalato, allora si lamenterà, ma non è questa la nostra funzione, chiediamo a qualcuno che può e deve risolvere il problema, e chiediamo a qualcuno che lo conosce perché non c’è un piano per evitarlo”, conclude.