Che l’emergenza sanitaria sia diventata crisi economica è ormai cosa certa. La pandemia ha obbligato le amministrazioni statali a dare fondo alle già scarse risorse per far fronte alle esigenze dei settori economici e alle richieste sociali in un Paese che per  mesi, è rimasto completamente paralizzato.  Ora come era prevedibile si stanno delineando delle nubi che non promettono nulla di buono per il futuro prossimo venturo in ragione anche della tempistica degli aiuti dell’Unione Europea. Per questo motivo, il governo spagnolo per assicurasi la possibilità di rimpinguare le sue languide casse, mette mano alla riforma contributiva dei lavoratori autonomi del passato governo PSOE monocolore rimasta disattesa .

L’Esecutivo infatti, presenterà nei prossimi giorni il suo piano. La proposta di José Luis Escrivá, Ministro dell’Inclusione, Previdenza Sociale e Migrazione consiste nel voler abolire l’attuale sistema contributivo, che da la possibilità al lavoratore autonomo di scegliere la fascia fiscale, con una contribuzione generata dal reddito reale del professionista.

Pur non entrando nei dettagli il Ministro ha dichiarato, che dalle proiezioni sviluppate dagli esperti del ministero ” il numero dei contribuenti che pagheranno meno sarà maggiore rispetto a coloro che pagheranno di più”.

È una proposta che gli stessi lavoratori autonomi chiedono da anni, “a reddito zero, contribuzione zero”. Tuttavia, il dibattito è ora aperto sul fatto “se questo sia il momento giusto per farlo”. Infatti le associazioni sindacali sono divise. L’ATA, l’organizzazione di lavoratori autonomi che fa parte dell’associazione dei datori di lavoro CEOE, è contraria all’approvazione della riforma in questo momento di pandemia, mentre le associazioni progressiste UATAE e UPTA hanno accettato con entusiasmo il disegno.

Escrivá è fiducioso comunque di poter raggiungere un accordo con i rappresentanti dei lavoratori autonomi: “Sono convinto, quello che proponiamo è molto sensato ed è a loro vantaggio”.

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