La decisione del governo di Pedro Sánchez di prorogare la limitazione degli affitti fino alla fine dell’anno, una delle misure stellari dell’Esecutivo centrale dopo il crollo elettorale del PSOE in Andalusia, significherà un notevole risparmio per gli inquilini. Importante quanto il danno che causerà ai proprietari. nelle Isole Canarie.

Secondo uno studio del portale immobiliare Idealista, al 31 dicembre circa 146.700 famiglie in affitto avranno risparmiato circa 96 milioni di euro, che sarà a carico dei proprietari delle case . Il fatto che molti di questi proprietari siano piccoli proprietari – ce ne sono più di 55.000 nell’Arcipelago – ha generato polemiche tra sostenitori e oppositori del provvedimento. Questi ultimi sostengono che con un indice dei prezzi al consumo (CPI) a due cifre, il governo pone sulle spalle dei proprietari la soluzione a un problema, l’affitto elevato, in cui la politica povera ha molto a che fare con l’edilizia popolare sviluppata dalle istituzioni.

In linea di principio, l’Esecutivo statale ha limitato l’aumento degli affitti al 2% per tre mesi, da aprile a giugno. Quindi il proprietario della casa non poteva aumentare il prezzo dell’inquilino che doveva rinnovare il contratto in quei mesi oltre quel 2%. Se la bolletta mensile era di 400 euro, non poteva alzarla oltre i 408 euro. Un provvedimento provvisorio che, però, il Governo ha deciso di prorogare almeno fino alla fine dell’anno, a pochi giorni dalle elezioni andaluse. Fino alla fine del mese scorso, e su dati nazionali, il controverso provvedimento dell’Esecutivo Sánchez era già costato ai proprietari circa 560 milioni di euro, secondo le stime dei tecnici di Idealista, una delle aziende leader nel settore immobiliare. Con la proroga per il resto del 2022 sarà un maggior salasso per alcuni, e ovviamente, è un vantaggio per altri: gli inquilini.

Va tenuto conto che fino a tre contratti di locazione su quattro sono soggetti al limite del 2%, ovvero circa 2,6 milioni dei 3,5 firmati in Spagna, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE). Di tutti questi contratti di locazione, circa il 5,6% è stato firmato nelle isole. Per quantificare l’impatto della misura, che sostanzialmente è un intervento del settore pubblico nel libero mercato, è necessario ottenere la differenza tra cosa avrebbe significato la rivalutazione dei canoni in base al CPI -che è già a 10 , 2% a livello nazionale e che è il riferimento più utilizzato nei contratti – e quello che è stato davvero rivalutato e si rivaluta entro fine anno con il cap del 2%. Il risultato sono quei 1.720 milioni di euro.

Nel caso di una tipica casa con due camere da letto con un contratto firmato nel luglio dello scorso anno, il canone mensile medio è di 638 euro a Las Palmas de Gran Canaria e 587 a Santa Cruz de Tenerife. Con il limite del 2%, l’aumento annuo rimane a un massimo di 150 euro nella capitale di Gran Canaria e fino a 138 a Tenerife. Se non fosse intervenuto il Governo, cioè se i contratti fossero stati rivalutati in base al CPI, l’aumento medio a Las Palmas sarebbe stato di 765 euro all’anno e a Santa Cruz, 704. Insomma, il provvedimento del Gabinetto di Pedro Sánchez avrà risparmiato 615 euro a fine anno agli inquilini della città di Gran Canaria e 566 per quelli della città di Tenerife. O in altre parole: alla fine del 2022 sarà costato 615 euro ai padroni di casa dell’isola rotonda e 566 a quelli dell’isola del Teide. I vantaggi per alcuni, vale la pena insistere, sono perdite per altri.

Su quest’ultimo hanno insistito dal settore immobiliare, dove capiscono che, in fondo, il provvedimento dell’Esecutivo non è altro che un mero trasferimento di reddito da alcuni cittadini, proprietari, ad altri, inquilini. L’inflazione viene così alleviata per una parte e aggravata per un’altra. In questo senso, il presidente del Ceo, Antonio Garamendi, ha definito “pericoloso” che il settore pubblico regoli il mercato che, come tale, “dovrebbero essere libero”. Dalla stessa Idealista è stato sottolineato che molti proprietari ritireranno le loro case dal mercato, riducendo l’offerta di locazionee, quindi, dando luogo all’effetto opposto a quello perseguito dall’Esecutivo. Anche l’Associazione dei Proprietari di Case in Affitto (Asval), come riporta Cinco Días, sta studiando la possibilità di presentare una denuncia congiunta per chiedere allo Stato oltre 1.700 milioni di euro. In effetti, Asval sta già fungendo da canale per le richieste individuali dei proprietari. In definitiva, le parole di Garamendi illustrano il disagio che c’è tra quei titolari che non sono né aziende né nella maggior parte dei casi sono in grado di sostenere misure che peggiorano la loro situazione economica.

«Si pensa alle grandi aziende, ma normalmente sono persone normali; questo è come quello di ti invita a cena ma sei tu che poi pachi la cena». I dati dell’Agenzia statale dell’amministrazione fiscale (AEAT) confermano che, in effetti, la maggior parte sono persone normali.

Nelle Isole Canarie ci sono, secondo le ultime statistiche ufficiali dell’IRPF, pubblicate la scorsa settimana con i dati dell’esercizio 2020, un totale di 85.543 persone che dichiarano reddito derivante dall’affitto della propria casa ad altre persone o famiglie che li utilizzano come residenza abituale.Ebbene, di tutti loro, la maggioranza, esattamente 55.411, è tra i redditi medio-bassi. In altre parole, il 65% dei proprietari –individui– della Comunità Autonoma dichiara un massimo di 30.000 euro annui a titolo di reddito. Inoltre, fino al 31% entra a fine anno, al massimo, 12.000 euro. Le statistiche ufficiali mostrano che né i ricchi –con redditi superiori a 60.000 euro l’anno– né i ricchissimi –oltre 150.000– sono i principali proprietari di case o appartamenti nell’Arcipelago. Ci sono appena 6.960 contribuenti nelle Isole che guadagnano più di 60.000 euro all’anno e dichiarano un reddito da locazione.

Tuttavia, il limite imposto dall’Esecutivo dello Stato non distingue tra grandi proprietari e piccoli proprietari – in quest’ultimo caso è sufficiente che l’inquilino rifiuti una maggiorazione superiore al 2% in modo che il massimo sia automaticamente quello. Di conseguenza colpisce in egual modo chi ha nel reddito da locazione una entrata  essenziale per vivere e chi invece rappresenta una ulteriore voce di profitto nella rendita totale già abbondantemente grassa.