Un problema ci accomuna con il resto del mondo, nonostante sembri incredibile, a primo acchito, che in un luogo paradisiaco come le Isole Canarie si possa soffrire di ansia, e piu’ che mai come in questo periodo storico. Quattro persone su dieci sono infatti affette da qualche tipo di condizione psicologica, e  l’Arcipelago è la comunità con il più alto tasso di prevalenza di questo tipo di patologia cronica. Come cifra il doppio rispetto al resto della Spagna, collocata al 28%. Esperti e associazioni di pazienti sostengono che questo problema derivi principalmente dal rapporto con la situazione socioeconomica delle Isole, caratterizzata da elevata instabilità lavorativa e incertezza sul futuro. Infatti le Isole Canarie basano la propria economia sul turismo, e non contano molte altre fonti di reddito.

Il rapporto annuale del Sistema Sanitario Nazionale 2020/2021 curato dal Ministero della Salute e che sottolinea i dati del 2019, cosi si esprime: le Canarie hanno maggiori probabilità di soffrire di problemi di salute mentale rispetto al resto del Paese . Per gli esperti, le ragioni risiedono nel sistema socioeconomico che prevale nelle Isole, caratterizzato da “alti tassi di povertà” e continua “disoccupazione”,come evidenziato dal vicepresidente della Federazione di salute mentale delle Isole Canarie, Miguel Tome. Il Ministero precisa inoltre che queste condizioni di disuguaglianza sono all’origine dei disturbi di salute mentale, e afferma, scoprendo diciamo noi l’acqua calda, “ uomini e donne con un reddito molto basso soffrono il doppio dei disturbi mentali rispetto a quelli con un livello di reddito più elevato.” Normale che chi debba affrontare piu’ sacrifici economici, sia meno sereno e di buon umore di chi si possa permettere sonni tranquilli, avendo entrate sicure e sostanziose.

Né l’approccio alla patologia nel sistema sanitario canario ha contribuito a migliorare queste cifre, come del resto accade in ogni dove. Per anni questi pazienti sono sempre stati curati esclusivamente con prescrizioni farmacologiche che nel tempo hanno trasformato questi disturbi in un alto tasso di dipendenza agli psicofarmaci. Gli ansiolitici sono i farmaci più utilizzati nelle Isole Canarie dopo gli analgesici. “Abbiamo un problema serio”, riassume la direttrice dei programmi di assistenza del Servizio sanitario delle Canarie (SCS), Elisabeth Hernández. Da questo rapporto del Ministero della Salute si evince che  le Isole Canarie sono la terza comunità spagnola che consuma più benzodiazepine.

Ansiolitici

Nelle Isole si vendono 44,6 dosi ogni 1.000 abitanti al giorno (DHD), mentre, a livello nazionale, il consumo si attesta a 34,2 dosi. Gli ultimi dati pubblicati dal ministero della Salute – risalenti al 2015 – mostrano che almeno 124.000 persone nelle Isole consumavano quotidianamente questo tipo di farmaco, che corrisponde al 5% della popolazione . Una circostanza che è stata aggravata dalla pandemia perché “da agosto e settembre 2020 le richieste di consulenze psicologiche non hanno smesso di crescere” racconta Wenceslao Peñate, presidente del Collegio degli Psicologi di Santa Cruz de Tenerife.

Gli psicofarmaci sono una vera e propria “dipendenza nascosta” nelle Isole Canarie, con un volume di consumo importante quasi quanto quello dell’alcol. “Questo non significa che i farmaci non siano necessari per trattare i sintomi”, sottolinea Tome, ma, come insiste, ci sono molte condizioni diagnostiche che potrebbero essere risolte senza grandi complicazioni con un approccio sanitario globale, che si impegnasse a risolvere entrambi salute fisica (con farmaci) e mentale (con supporto psicologico). Purtroppo pero’ questo e’ un intoppo sul quale si incagliano la maggior parte dei pazienti affetti d’ansia. La pillola risolve il problema momentaneamente, diventando poi una necessita’ giornaliera.

“Ci sono molti disturbi comuni che arrivano nei centri sanitari e non richiedono farmaci”, sottolinea Peñate, che stima che molti di essi potrebbero essere risolti in “8 o 10” sessioni con terapia psicologica. Inoltre, come spiega lo psicologo, in queste consultazioni “a queste persone verrebbero forniti strumenti e strategie semplici con cui affrontare un nuovo problema se si presentasse”.

I disturbi mentali più comuni nelle Isole Canarie sono comunque i meno gravi. Non invano, nonostante gli alti tassi di incidenza di queste patologie, l’Arcipelago è vicino alla media spagnola in termini di ricoveri (16,7 pazienti ogni 10.000 abitanti). Anche le Canarie non spiccano tra i sintomi depressivi più gravi –più comuni in Castilla y León o Valencia–. Solo il 3,8% delle persone con più di 15 anni nelle Isole dichiara di soffrire di una condizione depressiva, la metà della media nazionale (7,5%). “La maggior parte dei disturbi nelle Isole Canarie sono comuni, cioè lievi o moderati”, conferma Peñate. Il disturbo di salute più frequente nelle isole è l’ansia, di cui soffre il 14% dei canari. 

Ciò significa che, ancora una volta, le Isole Canarie sono nelle prime posizioni in Spagna in questo tipo di diagnosi. È, infatti, la terza comunità (dopo Valencia e le Isole Baleari) con il maggior numero di casi di questo disturbo psicologico dovuto per lo piu’ ad una  “preoccupazione per il futuro” rimarca Peñate.

Un brutto campanello di allarme si riferisce alla tendenza a soffrire di ansia nei soggetti di età inferiore ai 25 anni . “Sono la prima generazione di giovani che hanno dovuto vivere peggio dei loro genitori”, ricorda Peñate. La crisi economica del 2008 ha colpito pesantemente le Isole Canarie e questo ha fatto sì che molti giovani trovassero difficoltà a trovare una occupazione e quindi a fare progetti per il loro futuro. “Hanno deboli  prospettive economiche, caratterizzate da lavori precari e dipendenza costante dai tuoi genitori”, sottolinea lo psicologo. Anche se ci domandiamo dove i giovani possano trovare una gran sicurezza economica, visto purtroppo la situazione nel mondo.

Quindi i più comuni nelle Isole Canarie sono i disturbi d’ansia generalizzati. Queste persone sentono una preoccupazione eccessiva e continua, che può portarle a sentirsi irrequiete, nervose o stancarsi facilmente. Questi pensieri attivano “un’attività fisiologica”, che innesca anche altri sintomi come perdita di appetito o mancanza di sonno. E sebbene il loro approccio non sia complicato come quello causato da un grave disturbo mentale (schizofrenia o depressione), “hanno un grande peso nelle cure primarie e probabilmente condizionano altri indicatori, come la frequenza ospedaliera”, spiega Hernández.

Isole Canarie, mettiti al lavoro

Il governo delle Isole Canarie cerca di sorpassare questo scoglio con la consapevolezza del crescente problema causato dalla mancanza di risorse per la cura della salute mentale della popolazione, affrontandolo attraverso il Piano per la salute mentale (2019-2023) e la Strategia globale di assistenza primaria e comunitaria ( 2022).-2023). Per l’Esecutivo regionale, la salute mentale è una delle principali priorità del sistema sanitario pubblico in questo momento e ancor di più dopo la pandemia. La salute ha annunciato che costruirà nuovi ospedali diurni per gravi disturbi mentali, diverse unità di degenza media e minorili, nonché un’unità di salute mentale comunitaria. Ha anche annunciato che attiverà un servizio di assistenza per minori con gravi disturbi comportamentali, finanziato con 4,2 milioni di euro per 14 posti.

Diciotto psicologi clinici saranno a disposizione dei pazienti con disturbi d’ansia con l’obiettivo di svolgere un lavoro preventivo ed evitare la cronicità. Questo sara’ un primo passo nello sviluppo di un approccio completo per i pazienti che consenta di alleviare la grande richiesta di cure e certo nessuno vuole che gli sforzi si fermino qui, poiché ritengono che sarebbero insufficienti.

“Abbiamo una collaborazione assoluta con l’Amministrazione, ma in questo è necessario capire che le persone hanno bisogno di molto di più”, sottolinea Tome. Il vicepresidente della Federazione ricorda che tutti possono sviluppare un problema di salute mentale per tutta la vita e che, se non affrontato correttamente, c’è il rischio che diventi cronico e diventi un disturbo. Per questo, sottolinea, è necessario capire che dietro una diagnosi “c’è una persona e una famiglia che soffre”. Per questo difende la necessità di mettere a disposizione di queste persone le risorse necessarie in tutti gli ambiti della sanità pubblica affinché possano risolvere i loro problemi perché anche loro “hanno diritto alla felicità”.