Giuseppe Carta , l’ imprenditore italiano che diversi anni fa operò come promotore dell’autodromo di Tenerife, è stato condannato a sette anni di reclusione per i reati di truffa aggravata, bancarotta e amministratore di fatto di società. Lo afferma una sentenza della Sesta Sezione del Tribunale provinciale di Santa Cruz de Tenerife il fallimento idella società Herrajes Guamasa, nonché della sua controllata, Desarrollos DHG . Suo figlio, Alessio, viene invece condannato a quattro anni di reclusione per bancarotta e amministrazione iniqua . Un terzo imputato, LP, è stato condannata a due anni e un mese di reclusione per concorso in bancarotta. mentre, Jesús GGS, il quarto imputato è stato assolto. Avverso tale sentenza potrà essere proposto ricorso alla Seconda Sezione della Suprema Corte.

Il processo si è svolto nel novembre dello scorso anno . Secondo gli atti del processo i due uomini d’affari, Giuseppe Carta e figlio, avevano, per un prezzo simbolico, rilevato le due società e tutti i beni ad esse collegati impegnatosi a risanarle. Ma, secondo la sentenza, il Carta ha disatteso tutti gli accordi: dal pagamento delle fideiussione bancarie che gravavano sui precedenti proprietari, dall’impegno di conservare il posto di lavoro dei dipendenti mantenendo l’attività economica o ricollocarli in altre aziende del gruppo

Carta si era presentato agli intermediari come un “grande investitore” disposto ad acquistare società indebitate, decotte, investire, renderle redditizie e venderle. In un periodo economico non certo felice dell’arcipelago, siamo nel 2013, la Herrajes Guamasa e la Desarrollos DHG sono state vendute ai Carta per due euro il 4 giugno di quell’anno. Il 10 luglio è stata costituita Alusolutions SLU, il cui amministratore unico era socio di Alessio. Per creare questa attività non è stato versato denaro, ma è stato messo in bilancio un conferimento di beni del valore di due computer e un paio di stampanti. Mentre come contropartite tre edifici industriali, due robot per la fabbricazione di prodotti in alluminio, veicoli e manufatti della Herrajes Guamasa sono stati trasferiti ad Alusolutions SLU senza che quest’ultima pagasse un solo euro per tali beni o emettesse fattura o documentazione, secondo il procuratore del caso, Enriqueta de Armas, e l’avvocato degli imprenditori truffati, Pedro Revilla. Beni che inoltre una volta monetizzati non sono andati a sanare i debiti delle due aziende decotte, ma hanno preso strade diverse