Ci stiamo avvicinando alla meta, i 50 casi di coronavirus ogni 100.000 abitanti. Detta così la notizia non trasmette nessuna emozione, a parte la consapevole constatazione che stiamo operando nel modo giusto, ma la lettura va riservata alle imposizioni che gli altri paesi hanno posto per salvaguardare la salute dei propri cittadini.

I numeri ufficiali che il Ministero della salute del Governo delle Isole Canarie ha messo a disposizione confermano il miglioramento del trend pandemico, a parte il picco di venerdì che ha fatto segnare 289 casi positivi. Ora in Canaria l’incidenza cumulativa a sette giorni per 100.000 abitanti si attesta sui 53,22 casi. Questo risultato pone l’Arcipelago come terza comunità autonoma, dopo la Comunità Valenciana  e della Galizia,  con la minor incidenza in Spagna

Questo però non ha impedito a Gran Canaria, Tenerife, La Gomera e Fuerteventura, a causa del semaforo rosso a loro attribuito, di dover sottostare per 15 giorni a misure restrittive con l’obiettivo di contenere il contagio, abbassare la curva in tutta la comunità che com’è ora vanificherebbe il lavoro sino ad ora svolto. Tale lavoro infatti è importantissimo per il nostro settore turistico legato alle imposizioni decretate dagli altri paesi. La Germania, uno dei mercati più importanti per l’arcipelago, inserisce nella sua lista di paesi sicuri proprio il parametro dei 50 casi di corona virus per 100.000 abitanti, va da se quindi l’importanza di raggiungere tale traguardo.